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Crescita zero? Garavaglia: andremo oltre previsioni, ‘tesoretto’ da 122 mld

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Crescita zero per l’Italia? Sulle previsioni di Confindustria il sottosegretario al ministero dell’economia e delle finanze Massimo Garavaglia precisa “facciamo un po’ più di zero”, e commenta “vanno fatte previsioni ragionevoli e credibili. Il nostro obiettivo è andare oltre le previsioni”. Per Garavaglia per vedere il Pil salire bisogna spingere sulla domanda interna, soprattutto per risollevare le Pmi italiane, argomento al centro del dibattito agli Stati Generali di Valore Impresa, oggi alla Camera dei Deputati a Roma.

E a chi sostiene che siano stati messi pochi soldi per finanziare il pubblico risponde: “perché già ci sono”. In particolare ammonterebbe a 122 mld di euro il tesoretto a cui fa riferimento il sottosegretario, “tra fondo sviluppo e coesione (66mld) e fondi europei (54,9mld)”. Di questi “nei 3 anni precedenti se ne è spesi il 4%. Non è un problema di soldi. Non abbiamo bisogno di un commissario alla spending review, ma di un commissario alla spending”, sottolinea precisando che “la nota positiva è che abbiamo il 96% ancora da spendere”. E proprio per favorire l’utilizzo di questi fondi, “nella Legge di stabilità abbiamo fatto 3 cose semplici: abbiamo liberato la spesa dell’avanzo di amministrazione per tutti i Comuni, totalmente senza vincoli, con una semplice circolare della ragioneria; abbiamo alzato le soglie degli appalti più piccoli: in altri Paesi come hanno presa la direttiva sugli appalti e basta. In Italia si è fatto un caos pazzesco che si è tradotto in un blocco della spesa per gli investimenti, soprattutto per gli enti territoriali più piccoli, meno strutturati. Mentre si cerca un modo di modificare questa cosa, abbiamo alzato le soglie: per i lavori piccoli invece di 40 mila euro, 150 mila euro. La gara semplice a 10 aziende, 350 mila euro. Infine, abbiamo messo un chip di 400 mln di euro per i Comuni fino ai 20 mila abitanti, con l’unico vincolo di spenderli tutti subito. L’esito di queste 3 cose semplice ha portato nel primo mese e mezzo (dall’implementazione) a +22% di spesa di investimento da parte dei Comuni”.

E ora “insisteremo su questa via. Andremo avanti nell’operazione di semplificazione del codice degli appalti che abbiamo visto non funzionare. Questo perché per noi va benissimo che le nostre aziende esportino, però le asfaltature non si importano. Questa è tutta domanda interna, è tutto lavoro degli italiani. Se facciamo le due cose insieme magari questa barca la facciamo andare più veloce.

Ma non solo. Ci sono altri 8 mld di euro figli del decretone che verranno rimessi in circolazione dagli italiani: “non viene sottolineato abbastanza che con il decretone abbiamo anticipato il trattamento di fine rapporto per i dipendenti pubblici che vanno in pensione”. Questo provvedimento “mette nelle tasche degli italiani solo nel 2019, 8 mld di euro, 18 mld nei 3 anni. Questi 8 miliardi pensiamo che qualche piccolo effetto possano averlo sui consumi”.

Tra le altre iniziative che, a detta di Garavaglia, dovrebbero smuovere il tessuto imprenditoriale, le azioni intraprese sul tema fiscale: “ci siamo mossi partendo dai più piccoli perché sono quelli più in difficoltà e i più numerosi: l’operazione sul regime forfettario ha consentito di ridare fiducia a queste categorie di microimprese”, basti pensare che è stato registrato “un incremento del 5% delle aperture di PIva a gennaio – sottolinea Garavaglia – È un tema di fiducia, stabilità del sistema, non solo di detassazione”.

E ora “vogliamo estendere questa operazione di supporto alle imprese: dalle micro a quelle un po’ più grandi” e a tal fine “Arrivare al 20% per i fatturati fino a 100 mila euro. Per le aziende un po’ più strutturate abbiamo fatto – aggiunge – il riporto delle perdite, la riduzione del 33% dei premi Inail che aiuta le aziende che investono sul lavoro, il raddoppio della deduzione dell’Imu sui capannoni. Per quelle più grosse stiamo lavorando per la rimodulazione dell’Ires. Ma anche per la semplificazione del sistema”, conclude.

 

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