Data center, la scalata di Milano in Europa mentre si spinge per costruire altrove

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Sono trenta le società che stanno costruendo i data center italiani. Nei prossimi anni verranno realizzati 83 siti con un investimento da 25 miliardi di euro. Di quelle trenta società, 19 sono nuove arrivate, debuttanti di un mercato che si è mosso meno del previsto nell’ultimo triennio ma che, secondo gli esperti, recupererà ampiamente. Lo dice l’ultimo report dell’Osservatorio Data Center del Polimi.

“L’Italia è al centro di un’opportunità strategica ma lo sviluppo dell’ecosistema data center dovrà passare da decisioni fondate su dati concreti”, dice Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio insieme a Luca Dozio e Marina Natalucci. Ovvero: manca un iter autorizzativo certo per chi investe, e questo ha portato a 7 mld, invece che 10, spesi tra 2023 e 2025. Un campanello d’allarme importante, considerando che il 72% degli 83 progetti considerati dal Polimi è “attribuibile a nuovi operatori internazionali, non ancora attivi in Italia, con tempistiche che potrebbero allungarsi per l’assenza di un iter approvativo standardizzato”.

L’accordo Ida-Mimit

Gli investimenti potrebbero aumentare anche grazie a un nuovo accordo tra le società dei data center e il ministero delle Imprese e del Made in Italy: un protocollo d’intesa tra Unità di Missione Attrazione e Sblocco degli Investimenti (UMASI), la Segreteria Tecnica del Comitato Attrazione Investimenti Esteri (CAIE) e l’Associazione italiana dei Data Center (IDA).

“Il Protocollo d’Intesa rafforza il dialogo tra istituzioni e operatori di un settore strategico per la trasformazione digitale del Paese. I Data Center rappresentano un’infrastruttura abilitante per la competitività e l’attrazione di investimenti qualificati. La collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy consentirà di contribuire allo sviluppo di un contesto infrastrutturale efficiente, sostenibile e coerente con le priorità nazionali”, ha dichiarato Sherif Rizkalla, Presidente di IDA.

Data center, Milano regna sovrana

L’accordo Ida-Mimit serve a rafforzare l’attrattività italiana per gli investitori facilitando i rapporti con le amministrazioni coinvolte e intervenendo per snellire gli iter autorizzativi. Tra le altre cose, verrà svolta la mappatura delle aree idonee e più strategiche per la costruzione di data center in Italia. Perché un altro obiettivo fondamentale è anche questo: distribuire i data center del futuro sul territorio italiano, fino al Sud.

Ad oggi, complice la preparazione della regione lombarda nel settore, i player fanno fatica ad allontanarsi da Milano per costruire i loro data center, anche se le stesse iniziative governative spingono per il Sud Italia. Lo stesso ministro Adolfo Urso si è speso nei mesi scorsi per un supercomputer presumibilmente in Puglia targato Domyn (la ex iGenius di Uljan Sharka) mentre la proposta italiana per le Gigafactory AI prevede il tandem Eni-Leonardo, con parte della potenza di calcolo proprio in Puglia (grazie a Leonardo), e la maggior parte in Lombardia (grazie ad Eni).

Gigafactory AI, nella maxi-proposta italiana con Eni e Leonardo c’è anche Fibercop

L’altro lato della medaglia è che Milano è l’unico vero candidato italiano a un ruolo di primo piano in Europa: secondo il Polimi qui c’è il 23% degli investimenti europei e il 68% della potenza energetica nazionale,  oggi arrivata a 414 MW con l’obiettivo del GW fissato al 2028.

Il collo di bottiglia dell’alta tensione e quello della potenza di calcolo

Intanto nel 2025 le richieste a Terna per la connessione di nuove infrastrutture a reti di alta tensione sono state 100 volte superiori alla capacità reale installata: numeri totalmente slegati dai progetti reali, secondo il report. “Nel 2025, le richieste di allacciamento all’alta tensione presentate a Terna sono arrivate al valore di 68,5 GW (dato al 30/11/25), di cui 31,1 su Milano (da rielaborazione dell’Osservatorio di dati Terna e allineamento a perimetro allargato dell’area milanese a comuni limitrofi), numeri ben distanti dai valori reali, anche nelle più rosee previsioni”, dice il report Polimi. “Sugli attuali 414 MW IT installati su Milano, il 74% è collegato a reti di alta tensione e, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio sui progetti effettivi, circa il 78% dei 695 MW IT previsti nei prossimi tre anni afferirà a Data Center che richiederanno l’allacciamento all’alta tensione”.

L’accesso alle risorse di calcolo è fondamentale per sfruttare modelli AI, eppure è uno dei maggiori colli di bottiglia dell’ecosistema italiano, secondo un sondaggio diffuso da IT4LIA AI Factory, il progetto bolognese ospitato dal Cineca che oltre a prevedere un supercomputer mette a disposizione delle imprese supporto e formazione.

Il 37% delle organizzazioni segnala che i costi elevati del calcolo sono una barriera insormontabile. Non si tratta solo di acquistare GPU: deployment, manutenzione, expertise tecnica rendono lo sfruttamento efficace di una infrastruttura IT ottimizzata per l’AI un sogno irraggiungibile per le PMI.

Poste Italiane Dic 25

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