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Tech, meno espositori cinesi al Ces. Pesa ‘gelo’ Pechino-Washington

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di Clay Chandler – L’anno scorso i più ‘simpatici’ tra i partecipanti all’annuale fiera tecnologica di Las Vegas hanno scherzato sul fatto che ciò che la sigla Ces (Consumer electronics show) rappresenta realmente è il “Chinese electronics show”. Ma quest’anno, le aziende cinesi partecipanti al gigantesco evento di Las Vegas sembrano ridimensionate. Il South China Morning Post di Hong Kong riporta che il numero di venditori cinesi registrati per esporre questa settimana al Ces ha totalizzato 1.211 unità, un calo del 20% rispetto ai 1.551 venditori che si sono registrati nel 2018.

Le aziende cinesi rappresentano ancora oltre un quarto degli espositori della conferenza, superate solo dalle imprese degli Stati Uniti. Gli organizzatori del Ces hanno affermato che il minor numero di aziende cinesi che partecipano quest’anno riflette la decisione di destinare maggiore spazio a venditori più grandi, non a un ritiro cinese. Molte delle grandi aziende tecnologiche cinesi, tra cui Alibaba, Baidu, DJI, JD.com e Lenovo, hanno aumentato la loro presenza alla fiera di quest’anno. Anche così, nella stampa tecnologica globale, il consenso generale è che le esposizioni cinesi non sono solo in numero minore, ma sembrano anche molto meno ‘esuberanti’ rispetto allo scorso anno.

Il ridimensionamento della presenza della Cina al Ces è stato da molti attribuito alla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. Huawei Technologies, il cui amministratore delegato ha presentato un entusiasmante Ces keynote lo scorso anno, ha un grande stand alla fiera 2019. Ma quest’anno, con il suo chief financial officer Meng Wanzhou detenuto a Vancouver e in attesa di estradizione negli Stati Uniti con l’accusa di frode finanziaria, il più grande produttore di telecomunicazioni al mondo ha lasciato a casa i suoi alti dirigenti. Altre assenze degne di nota includono ZTE, che è quasi andata in bancarotta l’anno scorso dopo le sanzioni statunitensi per la sua scarsa conformità alle sanzioni all’esportazione contro l’Iran, e Xiaomi, il cui prezzo delle azioni è precipitato molto al di sotto dell’Opi dello scorso anno.

Preoccupazioni per l’attrito tra Stati Uniti e Cina hanno gettato un ombra anche su Apple, e il Ceo Tim Cook ha indicato l’economia cinese e “l’aumento delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti” come causa della drastica revisione al ribasso sul profitto del primo trimestre. Ma l’affermazione di Cook ha attirato critiche immediate da parte di analisti e clienti in Cina che hanno sostenuto che il vero problema di Apple è che i suoi nuovi telefoni sono troppo cari e non hanno tenuto il passo con le innovazioni offerte dai concorrenti nazionali. Molti hanno notato che Apple è in ritardo rispetto a rivali cinesi come Huawei, Xiaomi, Oppo e Vivo nella produzione di fotocamere ad alte prestazioni, doppio slot per la scheda Sim e altre funzionalità.

A Shanghai, nel frattempo, Elon Musk ha sfidato la depressione cinese aprendo una nuova Gigafactory da 5 miliardi di dollari alla periferia della città. Musk dice che Tesla prevede di completare la costruzione della fabbrica in estate, di iniziare a produrre veicoli Model 3 per il mercato cinese entro la fine dell’anno e di passare a “produzione di volumi elevati” di ben 500.000 veicoli all’anno entro il 2020. La fabbrica è un enorme rivoluzione per Musk. La produzione di veicoli in Cina farà risparmiare a Tesla le spese per le tariffe di importazione e la spedizione verso un mercato cruciale; la Cina è di gran lunga il più grande mercato al mondo per veicoli elettrici. Tesla è il primo produttore di auto degli Stati Uniti ad approfittare di un nuovo cambiamento nelle regole di investimento cinesi che consente alle case automobilistiche straniere di avere la piena proprietà di impianti cinesi, il che significa che la società non dovrà condividere profitti e tecnologia con un partner locale.

Eppure, come Apple, Tesla affronterà la dura concorrenza di agili giocatori nazionali tra cui BYD, NIO, Xpeng e Geely. Vincere in Cina richiederà ogni grammo del genio imprenditoriale di Musk.

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