Il valore dell’intelligenza artificiale dopo la pandemia

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L’anno della pandemia ha accelerato il processo di digitalizzazione delle aziende, sia italiane che globali, grandi e piccole. Tra lockdown e lavoro a distanza, non c’era effettivamente molta scelta. Parte di quel processo di digitalizzazione passa, ovviamente, dall’intelligenza artificiale, che sta offrendo la necessaria dose di automazione in un’epoca in cui è sempre più importante ottenere il massimo risultato possibile con il minimo sforzo. Ovvero, più semplicemente, rendere il lavoro, e il business, più efficiente. A questo tema, in collaborazione con Microsoft Italia, dedicheremo nei prossimi mesi una serie di contenuti parte del progetto ‘AI in azione’.

L’obiettivo è quello di approfondire come l’artificial intelligence stia effettivamente aiutando le imprese a superare una crisi senza precedenti come quella pandemica. Come un’implementazione ragionata di questa tecnologia possa trasformarsi in un’occasione. E quali siano le conseguenze per le persone, da chi i nuovi processi aziendali li deve creare a chi deve imparare nuove competenze per adattarsi a un contesto lavorativo che se adesso sembra rivoluzionato, tra qualche anno potrebbe essere irriconoscibile.

A guardare i numeri, l’intelligenza artificiale ha sicuramente visto una crescita, nel 2020. Secondo l’Osservatorio dedicato del Polimi, il settore durante l’emergenza è cresciuto del 15% rispetto all’anno precedente, per un valore di 300 mln di euro. Sull’intelligenza artificiale si punta per estrarre informazioni dai dati (l’Intelligent Data Processing riguarda il 33% degli investimenti 2020), interpretare il linguaggio naturale (Natural Language Processing, 18%). Un altro 18% della spesa è dedicato agli algoritmi che vi suggeriscono contenuti in base alle preferenze, mentre all’automazione dei processi (l’Intelligent Robotic Process Automation), va l’11% della spesa. Il restante 20% del mercato, secondo gli studi del Polimi, è suddiviso fra i Chatbot e Virtual Assistant (10%) che ormai incontriamo quotidianamente in tantissimi siti e che sono infatti i progetti con la crescita più significativa (+28%), e le iniziative di Computer Vision (10%), che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione.

Le istituzioni intanto si stanno piano piano adeguando al propagarsi dell’AI: a ottobre il Parlamento Europeo ha adottato tre risoluzioni sull’intelligenza artificiale, riguardanti aspetti etici, responsabilità civile e diritti di proprietà, dopo il white paper della Commissione sulla tutela dei diritti dei consumatori. In Italia invece è stata pubblicata la Strategia italiana per l’intelligenza artificiale e sono state poste le basi per la nascita dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A). Senza dimenticare che l’intelligenza artificiale avrà probabilmente un ruolo molto importante anche nei piani europei per la ripresa post Covid.

Ma tra le spinte maggiori dietro al successo dell’intelligenza artificiale c’è proprio quella che viene dalle aziende, soprattutto quelle più grandi. Come Microsoft, che all’intelligenza artificiale ha dedicato il Microsoft AI Hub (parte di Ambizione Italia #DigitalRestart, piano quinquennale da 1,5 mld di dollari), un ecosistema in cui l’esperienza dei partner di Microsoft in Italia viene utilizzata per aiutare le aziende a capire come usare l’intelligenza artificiale, ma anche per accelerare lo sviluppo di progetti sperimentali in risposta alle esigenze di diversi settori industriali, dal Made in Italy (retail, moda e design) al manifatturiero, dai servizi finanziari alla sanità, dall’energia alle infrastrutture. Molti sono i Partner nazionali già parte dell’iniziativa, tra cui: Accenture, Agic Technology, Alterna, Altitudo, beanTech, Capgemini, DataAppeal, DataSkills, EY, Factory Software, Hevolus Innovation, Iconsulting, Integris, Irion, NTT DATA, Porini, Proge-Software, Reply, Sopra Steria, Toolsgroup, Var Group, 4ward.

Altro focus dell’Hub del gigante tech è la formazione e il recupero del ritardo del Paese nelle competenze digitali. Per questo fa parte dell’iniziativa anche l’AI Business School, che consente di personalizzare il programma di apprendimento scegliendo i corsi in base alle necessità, al livello di conoscenza dei temi e all’industry, con la possibilità di ottenere anche certificazioni utili sul mercato e acquisire nozioni di business e competenze pratiche su come sviluppare Bot e App intelligenti.

L’impegno di una potenza internazionale come Microsoft nel nostro Paese, naturalmente, non è casuale. Le potenzialità per il successo dell’intelligenza artificiale in Italia, a guardare i dati, ci sono. Sempre secondo il Polimi, l’AI è presente nel 53% delle imprese, e il 40% ha progetti operativi per la sua implementazione. Ma attualmente l’Italia intercetta solo l’1,5 della spesa globale sull’intelligenza artificiale, a quanto stima Bain & Co. Aumentare quella quota, significherà raggiungere una fetta maggiore di quel mercato da 300 miliardi di ricavi a livello globale e 17% di crescita annuale stimato da Idc per il 2024.